Lotta
alla criminalità organizzata nel ricordo di Peppino Impastato
Iniziativa di legalità promossa dagli alunni del liceo
scientifico «Falcone
BARRAFRANCA. Sconfiggere la mafia, nel ricordo del ragazzo
di Cinisi Peppino Impastato, con quei valori della legalità in una società che
si dimostra debole. Questa in sintesi l’iniziativa sulla legalità promossa
dagli studenti dello Scientifico «Giovanni Falcone» di via Pio La Torre
nell’auditorium dell’istituti. Più di una ventina gli studenti che fanno parte
del comitato studentesco dell’istituto e dei rappresentanti di istituto con
Simone Puzzo, Salvatore Gueli, Carmen Simonte e Boris Marchì e che hanno
organizzato l’iniziativa con una scritta al centro dell’auditorium «Ricorda
Peppino Impastato». A partecipare all’incontro nell’auditorium alla presenza di
oltre 400 studenti, Giovanni Impastato, fratello di Peppino il ragazzo di
Cinisi ucciso dalla mafia, il maresciallo ordinario della stazione locale dei
carabinieri, Amedeo Bove, e la barrese Alessandra Faraci, che opera nel carcere
del «Malaspina» di Palermo e che ha fatto vedere un filmato con progetti e
programma stabili al fine di dare «una speranza e un futuro ai giovani». Giovanni
Impastato oltre a presentarsi ha parlato del fratello Peppino nell’ambiente familiare.
«La mia situazione familiare, mio padre e gli zii - afferma Impastato - appartenevano
alla famiglia Badalamenti e ogni sera c’erano liti, grida, insomma una famiglia
allo sbaraglio completo. Tutto questo perché Peppino denunciava apertamente le
opere mafiose della famiglia fino a quando alcuni mafiosi decisero di
assassinarlo». Il padre di Peppino si recò fino in America per cercare di
recuperare la situazione e di non fare uccidere il figlio Peppino ma la decisione
era irrevocabile, tanto che riferì ai mafiosi «prima di uccidere Peppino devono
uccidere me». Infatti la mafia uccise padre e figlio. L’istituto Falcone del
dirigente Serafino Gueli ha visto anche la collaborazione dei rappresentanti
d’istituto con Simone Puzzo, Salvatore Gueli, Carmen Simonte e Boris Marchì.
«Ringraziamo il fratello di Peppino Impastato - afferma uno degli studenti,
Simone Puzzo - per averci parlato di un fratello che ha sacrificato la sua vita
per la legalità e lotta alla mafia. Abbiamo appreso che nei nostri gesti
quotidiani dobbiamo dimostrare più senso civico e magari denunciare le
irregolarità alle forze dell’ordine».
RENATO PINNISI